martedì 19 novembre 2013

ALLA FINE CI RIMETTONO SEMPRE I FIGLI...



A MOLTI PIACEREBBE AVERE PIU' FIGLI, UN DONO IMMENSO E MERAVIGLIOSO, MA LA SITUAZIONE ECONOMICA, SOPRATTUTTO ODIERNA, NON SEMPRE LO CONSENTE. E' FONDAMENTALE QUINDI PARLARSI E CAPIRSI, SENZA DIRE CHE IL FIGLIO HA NECESSARIAMENTE BISOGNO DI UN FRATELLINO O SORELLINA, PERCHE' QUESTI COMPORTAMENTI NON DEGNI DI UN BUON GENITORE, LI PAGHERA' IL FIGLIO... LA FAMIGLIA E' IMPORTANTE SE RESTA UNITA, QUINDI USATE IL CUORE E, SE NE AVERE ANCORA, LA RAGIONE.



Desideravo un secondo figlio, ma mio marito non ne voleva sapere e ora sono incinta del mio medico", è il racconto di una donna che ha scritto alla rubrica del Sun e che le ha provate tutte per una nuova gravidanza. 
Stanca del rifiuto del consorte ha chiesto una mano al proprio dottore e non si è semplicemente rivolta a lui per una consulenza. La donna racconta di averlo visto più volte anche al di fuori del suo studio e di aver ceduto alle sue attenzioni: "Ci siamo beccati in palestra e poi mi ha offerto un caffè e un passaggio a casa". La passione è nata così, all'insaputa del marito.
La donna spiega che era disposta a tutto pur di dare un fratello al suo primo figlio. Dal lettino dello studio a quello della sua camera da letto il passo è stato breve.

(Fonte: Leggo.it)

lunedì 18 novembre 2013

UCCELLI PIENI DI PLASTICA


TUTTI VIVIAMO IN QUESTO MONDO ED OGNUNO 
DEVE AVERE IL MASSIMO RISPETTO



Un tema caro al fotografo di Seattle Chris Jordan è proprio la sostenibilità dell'uomo su questo Pianeta. 
In un remoto gruppo di isole vicino alle Hawaii, Jordan ha scoperto uno scenario da incubo che testimonia, se ancora ce ne fosse bisogno, quanto l'impatto dell'uomo sia rovinoso sulla natura che lo circonda.
Centinaia, migliaia di piccoli di albatros morti soffocati a causa dei detriti di plastica dispersi dall'uomo nell'Oceano Pacifico. I rifiuti sonio finiti negli stomaci degli uccelli, scambiati come cibo.
La foto che vedete testimonia proprio quanto fin qui riportato. Il fotografo, che ha passato molto tempo sull'isola, sta realizzando un documentario video per mostrare questa orrenda realtà al mondo.




(Fonte: Web)

domenica 17 novembre 2013

BAMBINO "PIUMA"



UNA STORIA BELLISSIMA, DOVE LA FORZA DELL'AMORE NON HA LIMITI



Così piccolo da stare in una mano. Centoventisette giorni di ricovero, in un'altalena di ansia, angoscia, rabbia, paura, speranza:Lorenzo venuto al mondo all'ospedale di Padova il 27 novembre 2012 dopo 24 settimane di gestazione (contro le canoniche 40), peso 535 grammi, lunghezza 32 centimetri, è il simbolo di questa domenica, celebrata come la Giornata mondiale della prematurità.
Lorenzo ora è a casa, cresce, tra dieci giorni è il suo primo compleanno e la mamma gli ha preparato un regalo speciale: un diario. Che quando sarà grande potrà leggere. Racconta la sua storia, di fortissimo "bebè piuma". «Mesi interminabili, provanti, ma la forza che ti nasce dentro è linfa per tuo figlio. Sono stata ricoverata a 21 settimane per infezione e rottura del sacco, 20 giorni a letto, la stanchezza e soprattutto il non sapere cosa sarebbe successo mi portavano a grande sconforto. Mi sentivo - racconta mamma Antonella - incapace di proteggere la mia creatura. "È nato": sentii solo queste parole, non lo vidi, non lo sentii, mi misero in una stanza con un pesante fagotto di ghiaccio sulla pancia, sola, non sapevo, non potevo piangere perché mi faceva male. Poi arrivò mio marito, con gli occhi gonfi, gli chiesi solo se era vivo, sì lo era, mi sentii sollevata, c'erano speranze. Al rientro in reparto, giorni terribili, le altre mamme si prendevano cura dei loro bambini, io aspettavo».

«Vidi Lorenzo per la prima volta attraverso il video di mio marito, mi sembrava così grande, in realtà pesava poco più di un pacco di pasta». Poi un giorno lo vide davvero, nel reparto di terapia intensiva neonatale: «Mi mostrarono l'incubatrice, la nuova "pancia", lui era molto piccolo, magro, intubato, con la parenterale. Siamo stati in terapia intensiva tanto tempo, poi ho cominciato a fare la marsupio terapia: emozionante, finalmente provavo qualcosa di simile alla gioia, il suo profumo, il suo cuoricino, e la sua vocina». Problemi agli occhi, una difficile scalata grammo dopo grammo, finchè il 13 marzo scorso, giorno dell'elezione di Papa Francesco, «portammo a casa il nostro campione». Oggi Lorenzo è un bel bambino sorridente, e quelle 127 pagine di diario Antonella le conserva in un cassetto, per lui.

(Fonte: Leggo.it)


sabato 16 novembre 2013

INCATENATI AL BALCONE...


SE QUESTO E' L'AMORE CHE SI HA 
VERSO I PROPRI FIGLI...
ALLORA SAREBBE OPPORTUNO NON FARLI 
E TENERSI I PROPRI CAPRICCI



Bambino di 6 anni incatenato al terrazzo ad Ancona perchè fa i capricci. Devono rispondere di abuso di mezzi di correzione i genitori di origine bengalese di un bimbo di sei anni legato con una catena e lucchetti alle inferriate del balcone di casa perchè aveva fatto i capricci. Il fatto risale al 19 maggio 2007: una vicina di casa chiamò il Telefono azzurro subito dopo aver visto il bimbo legato come un cagnolino. I carabinieri denunciarono padre, madre e un amico della coppia. All'arrivo dei militari non c'era nessuno in casa e i genitori, che hanno altri due figli più piccoli, spiegarono poi di aver legato il figlio al balcone per punirlo per i suoi insistenti capricci.

Inizialmente i tre adulti erano stati accusati di maltrattamenti e violenza privata, poi l'accusa è mutata in abuso di mezzi correzione. Dopo l'episodio il bambino era stato affidato ad un centro d'accoglienza. Oggi in aula è stato sentito uno dei carabinieri intervenuti all'epoca e la vicina di casa. La donna ha riferito che da quell'appartamento si udivano spesso delle grida, ma in quella occasione si era affacciata alla finestra perchè dal terrazzo provenivano dei lamenti. Il processo proseguirà il 10 dicembre prossimo

(Fonte: Leggo.it)

giovedì 14 novembre 2013

SORRIDERE SEMPRE...






Una volta facevo meditazione con un gruppo di bambini. Ce n’era uno che si chiamava Tim e che sorrideva meravigliosamente.


“Tim” gli dissi, “hai un sorriso meraviglioso”.

“Grazie”, rispose.
Ed io: “Non devi ringraziarmi, sono io che devo ringraziare te. Con il tuo sorriso rendi la vita più bella. Invece di dire ‘Grazie’, dovresti dire ‘Prego’ “.

Il sorriso di un bambino, il sorriso di un adulto, sono cose molto importanti.

Se nella vita quotidiana riusciamo a sorridere, se sappiamo essere in pace e felici, non solo noi, ma tutti quanti ne avranno beneficio.

Se chi sorride sapesse che sta rendendo felice un altro, potrebbe dire davvero: ‘Prego’

(Thich Nhat Hanh)

mercoledì 13 novembre 2013

LA GUERRA NON E' MAI LONTANA...




Ho sentito dire che nel mondo 
c'è la guerra.

Ho sentito dire che è lontana 
dalla mia città

Ho pensato invece che è vicina,

perchè è nel mondo, dove sono io

(Fonte Web)

martedì 12 novembre 2013

ORFANI DEL FEMMINICIDIO...


IN ITALIA C'E' UN'ALTRA CATEGORIA DI VITTIME DEL FEMMINICIDIO SU CUI TUTTI TACCIONO, E SONO UN ESERCITO E SONO LE PIU' FRAGILI...




Ci sono altre vittime del femminicidio. Vittime di cui quasi nessuno parla mai, travolti dall’orrore di una violenza che confonde l’amore con il possesso. Vittime che non sono sotto i riflettori, perché minorenni. Ma proprio per questo più a rischio, infilati in percorsi fatti di affidamenti, adozioni, tribunali dei minori. Che fine fanno queste vittime?, che strumenti hanno e che strumenti fornisce loro la società per superare il trauma di un padre che uccide la propria madre?, come crescono?  

Orfani, con due genitori scomparsi, o nella migliore delle ipotesi con uno dei due in carcere per ciò che ha fatto all’altro, questi bambini vengono scordati. Sono un esercito, ma nessuno se ne accorge. Oltre 1500 in Italia, secondo uno studio che sta portando avanti la dottoressa Anna Costanza Baldry, docente di Psicologia all’Università Seconda di Napoli, consulente dell’Onu, della Nato e dell’Ocse in materia di violenza contro le donne e i bambini. Lo studio prende in esame i casi di bambini vittime del femminicidio tra il 2000 e il 2013 e dimostra una cosa: in Italia non esistono protocolli, percorsi, strumenti che offrano a questi orfani una vita migliore. 

I casi vengono trattati dai tribunali dei minorenni alla stregua degli altri orfani. Ma le loro storie sono completamente diverse. Alcuni non hanno perso entrambi i genitori, o almeno non nel modo tradizionale. «Nel carcere di Lecce è rinchiuso un uomo – racconta uno dei membri della rete Dire che raccoglie i centri antiviolenza sulle donne – che ha ucciso l’ex moglie e la successiva compagna. Quest’uomo riceve spesso visita da una ragazza: è la figlia che ha avuto dal primo matrimonio». Giusto? Sbagliato? Le categorie tradizionali stentano a inquadrare il problema. 

Nella maggior parte dei casi, i tribunali dei minorenni affidano questi bambini ai parenti più prossimi, quasi sempre i nonni. Ma non è detto che siano quelli materni, il caso Parolisi insegna. Alla rete Dire conoscono il caso di un bambino affidato ai genitori paterni perché, a giudizio del giudice, l’affidamento alla parte materna della madre avrebbe fatto crescere il minore in un clima di astio nei confronti della parte paterna. La discrezionalità è massima, in assenza di regole. 

Ma a volte anche l’affidamento ai parenti prossimi non è possibile. Il figlio di Rosi Bonanno, la donna uccisa a Palermo dall’ex convivente Benedetto Conti, verrà dato in adozione. I genitori di Rosi, infatti, sono considerati troppo anziani e poveri dalla legge italiana perché possano occuparsi del bimbo, che ha compiuto due anni il 12 luglio. 

Ancora un caso dai Centri antiviolenza, questa volta nel Milanese. I tre figli della coppia sono stati divisi. La ragazza più grande, quasi maggiorenne, è stata presa in carico da una nipote della vittima, che aveva già due figli. Gli altri due sono stati affidati ai nonni materni, ma i due anziani hanno chiesto, dopo un anno, di trovare un’altra soluzione: avevano problemi economici gravi. 

In Italia non esiste alcuna legge che tuteli economicamente gli orfani di femminicidio. Qualche timido passo è stato fatto in Basilicata, con la proposta – presentata nel 2011 – di istituire un fondo regionale. Ma i tempi sono lunghi. Nel caso di Michela Fioretti, l’infermiera dell’ospedale Grassi di Ostia uccisa sulla Ostiense dall’ex marito guardia giurata al termine di un inseguimento, il governatore del Lazio Nicola Zingaretti ha assicurato che presto ci sarà «una legge regionale per garantire il diritto allo studio delle due figlie». Ma sono tentativi sporadici, non organici. 

«Anni fa mi sono occupata di un femminicidio avvenuto a Napoli – racconta la dottoressa Baldry – La coppia aveva una figlia e un figlio piccoli. Siamo andati a vedere a distanza di anni come si era evoluta la loro vita: la ragazza era finita nel giro della prostituzione ancora minorenne, il ragazzo era entrato nella criminalità». 

(Fonte: Lastampa.it)
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