venerdì 29 marzo 2013

NON DIMENTICHIAMOCI DI RINGRAZIARE...


TUTTI I GIORNI
QIANDO CI ALZIAMO
PER UNA NUOVA GIORNATA,
INDIPENDENTEMENTE
DAL TEMPO E DALL'UMORE,
RICORDIAMOCI DI RINGRAZIARE
 INNANZITUTTO PERCHE' SIAMO VIVI
E PERCHE' POI IN FONDO
NON CI MANCA PROPRIO NULLA




Ecco qualcuno che si considera molto

infelice e viene a spiegarmi perché.

Gli chiedo: "Ha ringraziato oggi?  Ringraziato...?

Ma chi? E perché?

Può camminare? Può respirare? - Sì. -

Ha fatto colazione?

Sì - E può aprire la bocca per parlare?

Sì. Ebbene, ringrazi.

Ci sono persone che non possono

né camminare né mangiare

né aprire la bocca.

Lei è infelice perché non ha mai

pensato a ringraziare.

Per cambiare il suo stato, dovrebbe

anzitutto riconoscere che nulla è più

meraviglioso del fatto di essere vivi, di

poter camminare, guardare, parlare.

Gli esseri umani avrebbero migliaia di

ragioni per ringraziare, ma non le

vedono. Sono ingrati.

Ecco perché il Cielo li fa passare

attraverso varie prove:

semplicemente per insegnare loro ad

essere finalmente riconoscenti.

(Omraam Mikhael Aivanhov)

martedì 26 marzo 2013

UN VOSTRO PELUCHES PER I BAMBINI POVERI...


PER CHI VORRA' DONARE UN PROPRIO PELUCHES OPPURE UN LIBRO CHE NON SI UTILIZZANO PIU'
A DEI BAMBINI MENO FORTUNATI DI NOI,
 PER I RESIDENTI IN PROVINCIA DI TORINO POTETE LASCIARLI ALLA FONDAZIONE LA STAMPA-SPECCHIO DEI TEMPI ONLUS- Via Lugaro, 15 - TORINO,
E PER TUTTI GLI ALTRI, NELLE DIVERSE CITTA' D'ITALIA, PREGASI TELEFONARE ALLO 011 6568111 OPPURE VIA E-MAIL A specchiotempi@lastampa.it, PER SAPERE COME SI FA A FAR PERVERIRE LORO I VOSTRI GIOCATTOLI ED AVERE TUTTE LE INFORMAZIONI FUTURE.




Ogni giorno 60 bambini varcano i cancelli dell’ospedale che i lettori de La Stampa (insieme a Specchio dei tempi ed a Magicforchildren Onlus) hanno voluto costruire ad Hargeisa, in una delle zone più povere e più difficili della Somalia.

Sono bambini malati e talvolta spauriti, spesso reduci da un lungo viaggio da lontane bidonville verso il centro della cittadina: i medici e gli infermieri (parte torinesi e parte somali) li accolgono con un sorriso e con tutto l’amore del mondo. Ma, in questi attimi, un giocattolo, un peluche, un libro colorato possono fare la differenza, possono far superare il difficile momento dell’impatto con l’ospedale e con le cure.

Ecco perchè chiediamo ai nostri lettori, ma soprattutto ai loro bambini, di privarsi di un peluche o di un gioco che magari non usano più, che hanno dimenticato in fondo alla cesta e che potrebbe tornare a nuova vita in Somalia, nelle mani di un bimbo povero e malato.

Potete portarci questi giochi e lasciarli in una grande cesta che abbiamo preparato nella sala degli abbonamenti, in via Lugaro 15, a Torino; noi ci impegniamo a trasportare questi peluche in Somalia, con il primo container disponibile, ed a distribuirli ai piccoli di laggiù. Sono bimbi poco abituati ai giochi e per loro riceverli sarà una festa straordinaria.

(Fonte: Lastampa.it)

lunedì 25 marzo 2013

UN BAMBINO NON PUO' ESSERE ACCAREZZATO


LA COSA PIU' BRUTTA PER UN BAMBINO E' NON POTER RICEVERE NEANCHE UN ABBRACCIO O UNA CAREZZA...
MA PER FORTUNA ESISTONO ANCORA PERSONE
CHE CON LA LORO PRESENZA E I LORO SORRISI RIEMPIRANNO DI GIOIA E AMORE 
QUESTO BAMBINO NELLA SUA MALATTIA


Anton è un piccolo bambino russo di solo un anno. Soffre di una grave malattia, che non può essere curata, ma solo resa meno dolorosa. Anton non potrà mai essere né accarezzato né abbracciato, perché la sua pelle ne soffrirebbe troppo, causando ferite che alla lunga il suo fisico non potrebbe più sopportare. Grazie alla generosità di alcune fondazioni tedesche, comunque, Anton può sorridere e sperare in una vita migliore.
La triste storia del piccolo russo viene raccontata da Bild, che grazie alla sua fondazione ha organizzato una raccolta fondi per salvare l’esistenza di Anton. Un bambino sempre sfortunato: nato da una madre in affitto, la coppia che l’aveva procreato l’ha portato in orfanotrofio dopo che si era accorto della sua malattia. La sua pelle è così fine che ogni tocco gli provoca dolore, con creazione di bolle e cicatrici che impediscono un normale sviluppo delle articolazioni.
Anton soffre di una grave forma di epidermolisi bollosa distrofica, una disfunzione della pelle che provoca continue ferite sul tessuto, con cicatrici così vaste che provocano la fusione delle dita. A pochi mesi dalla sua nascita lo stato del piccolo era terribile, e il sistema sanitario russo non gli avrebbe comprato i carissimi medicamenti al silicone necessari per lenire la sua malattia, che non è guaribile. L’impegno dell’associazione “DermaKids” aiutata dalla fondazione di Bild ha permesso di comprare le medicine per il piccolo Anton. Grazie a questi fondi il piccolo può giocare nell’ospedale di Mosca, dove praticamente vive da quando è nato, sperando che qualcuno lo possa adottare.   
(Fonte: Giornalettismo)

venerdì 22 marzo 2013

ECCO I RISULTATI PER I TAGLI ALLA SANITA'

 
DI NUOVO UN CASO DI MALASANITA', DI SUPERFICIALITA' NELLA DIAGNOSI E DI QUESTI TAGLI CHE INIZIANO A MOSTRARE IL LATO BUIO IN CUI VERSANO LE STRUTTURE OSPEDALIERE ITALIANE.

 
POCHI MEDICI NEI TURNI DI NOTTE,
POCO PERSONALE E MOLTO SPESSO STRUTTURE
CHE AVREBBERO BISOGNO DI UNA RISTRUTTURAZIONE GLOBALE....
 
MA SONO PIU' IMPORTANTI I PAREGGI DI BILANCIO PIUTTOSTO CHE UNA VITA UMANA !!!
 
 

 
Un bimbo di 7 mesi è morto ieri sera all'ospedale di Torino, dopo che al Pronto Soccorso di Chivasso lo avevano visitato e rimandato a casa con una terapia antibiotica e antipiretica. Come si si trattasse di un'influenza. Ma in realtà si trattava di meningite.

«Vogliamo giustizia, perché altri genitori non siano costretti a vedere il proprio figlio di sette mesi morirgli tra le braccia». Massimiliano S., il papà del bimbo morto ieri dopo essere stato dimesso dall'ospedale di Chivasso oggi pomeriggio ha presentato una denuncia, al momento contro ignoti, ai carabinieri. «Non si può morire a sette mesi - aggiunge l'uomo, un operaio di 34 anni - vogliamo sapere se i medici sono stati superficiali e se è stato fatto tutto il possibile per il nostro bambino».
In caserma c'era anche la nonna paterna del bimbo, Rosalia: «L'ho tenuto in braccio - dice fra le lacrime - fino a mezzora prima che morisse...».

La tragedia ieri sera a Chivasso. Il bimbo aveva febbre e gola arrossata. Tre ore dopo, però, i genitori si sono ripresentati in ospedale di Chivasso: il piccolo, in stato di shock, è morto poco dopo il trasferimento a Torino. Secondo quanto si apprende, al momento del primo accesso al pronto soccorso, il quadro clinico del bimbo era compatibile con le numerose patologie respiratorie stagionali attualmente frequenti.

Profilassi per la meningite tra i famigliari del bimbo di sette mesi morto ieri sera nel torinese dopo essere stato dimesso dall'ospedale a cui i genitori si erano rivolti perchè aveva la febbre alta. L'ha avviata l'ufficio di igiene, come previsto in questi casi dalla legge, dopo la segnalazione dell'ospedale di Chivasso e del Regina Margherita di Torino. A scopo precauzionale la profilassi è stata estesa anche al personale sanitario entrato in contatto con il bimbo.


(Fonte: Leggo.it)

giovedì 21 marzo 2013

SINDROME DI DOWN



OGGI 21 MARZO 2013 RICORRE LA GIORNATA MONDIALE PER LA SINDROME DI DOWN
 
 
 
 
QUESTA E' UNA LETTERA SCRITTA DA LINO V.
NEL 24 NOVEMBRE 2009 DEDICATA ALLA FIGLIA MICOL, AFFETTA DA SINDROME DI DOWN
 
 
 
 
 
Questo il testo:
 
Quando tutto accadde, non ti accettai,
chiedendo a Dio di cambiarti e guarirti
mentre guardavo i tuoi occhi a mandola ancora chiusi.
 
Ma poi quando apristi quei meravigliosi occhietti vispi
ed enormi e mi guardasti fisso negli occhi con quello
sguardo profondo, cercando solo sorrisi ed amore
con quello stupore e candore che solo i bimbi hanno
completamente indifesa e minuscola...
fu come se Gesu' mi dicesse:
"Ecco una delle mie creature e figlie predilette,
te l'affido, abbine cura"
 
In quel momento mentre mi fissava, capii che non
era lei mancante, ma io.
Oltre ad un cromosoma in piu' aveva qualcos'altro
che noi "normali" non abbiamo.
 
Da quel giorno non ho piu' pregato Dio che ti cambiasse,
ma che Egli continuasse a cambiare noi, tramite te!
 
"Il regno dei cieli è dei bimbi"
"Benedetto sei Signore perchè hai nascosto queste cose
ai potenti, ma le hai rivelate agli umili"
 
Oggi, se potessi tornare indietro, ed avessi la facoltà
di scegliere mia figlia, chiederei di avere Micol (che
significa "Nessuno è come Dio")
 
Dedicato a Virginia e Micol, che amiamo infinitamente!
 

(Fonte: "Up Not Down - scritta da Lino V il 24/11/2009)


 

mercoledì 20 marzo 2013

LA SCRITTA SULLA SABBIA


OGNUNO RICORDA I PROPRI CARI
 CON DEI GESTI SIGNIFICATIVI
IN MODO DA FAR SAPERE A SE STESSI E A GLI ALTRI 
CHE L'AMORE MAI E POI MAI PUO' ESSERE CANCELLATO.
 
 
 



Un bambino tutti i giorni si recava in spiaggia e scriveva sulla spiaggia: “Mamma ti amo!”; poi guardava il mare cancellare la scritta e correva via sorridendo.

Un vecchio triste passeggiava tutti i giorni su quel litorale, e lo vedeva giorno dopo giorno scrivere la stessa frase, e guardare felice il mare portargliela via. Fra sé e sé pensava: “Questi bambini, sono così stupidi ed effimeri.”

Un giorno si decise ad avvicinare il bambino, non avrà avuto più di dieci anni, e gli chiese: «Ma che senso ha che tu scriva “Mamma ti amo!” sulla sabbia che poi il mare te la porta via. Diglielo tu che le vuoi bene.»


Il bambino si alzò, e guardando l'ennesima scritta cancellata dall'acqua salata disse al vecchio: «Io non ce l'ho la mamma! Me l'ha portata via Dio, come fa il mare con le mie scritte. Eppure torno qui ogni giorni a ricordare alla mamma e a Dio che non si può cancellare l'amore di un figlio per la propria madre.»
Il vecchio si inginocchiò, e con le lacrime agli occhi scrisse: “Nora. Ti amo!”; era il nome della moglie appena morta. Poi prese il bimbo per mano e assieme guardarono la scritta sparire..

(Fonte: WEB)

lunedì 18 marzo 2013

IL PAESE CHE ODIA LE DONNE


ALLA LUCE DEI RECENTI CASI DI VIOLENZA E DELLE VECCHIE STORIE CHE HANNO FATTO DELL'INDIA "IL PAESE DEGLI STUPRI", SI ESAMINA IL RUOLO DELLA FIGURA FEMMINILE IN UNA SOCIETA' CHE LE DISPREZZA, LE UMILIA, LE VIOLENTA E LE RAPISCE



 
 
 
 “Quanti anni hai? Come sei arrivata qui” “Quattordici” risponde la ragazzina alla polizia, affermando di essere stata rapita. Arriva una donna anziana che spiega di aver dato dei soldi per ottenere Rukhsana e che lei ha almeno diciannove anni, gli agenti la portano la via e l’anziana le strappa gli orecchini “Sono miei questi!”. Fino all’anno scorso Rukhsana viveva con i genitori e i due fratelli più piccoli in un villaggio al confine con il Bangladesh ma un giorno sono arrivati tre uomini che l’hanno caricata in macchina: “Mi hanno minacciato con un coltello, dicevano che mi avrebbero fatto a pezzi” ha raccontato alla BBC. Dal giorno del rapimento, la ragazzina ha viaggiato su autobus e treni finché non è stata venduta a una famiglia di quattro persone, madre e tre figli. L’hanno rinchiusa in casa per un anno e la ragazzina ha raccontato di essere stata picchiata e violentata dal più grande dei tre figli che si faceva chiamare “marito”.

Rukhsana è una delle decine di migliaia di ragazze che ogni scompaiono in India. Gli uomini le vendono per darlo in pasto alla prostituzione, alla schiavitù dei lavori domestici e in più le obbligano a matrimoni. Una conseguenza della tratta sessuale è l’aumento dei casi di aborto che mina la salute delle donne. “Non abbiamo abbastanza femmine qui” ha detto la donna che ha comprato Rukhsana e ancora “Ho pagato per averla!”. Non c’è una statistica ufficiale sulla tratta delle ragazzine oggetto ma gli attivisti segnalano un aumento. “Gli uomini sono frustrati perché non trovano le donne” ha riferito l’attivista Rishi Kant, che lavora in un’associazione per i diritti delle donne. Secondo una stima, quasi 35.000 bambini sono stati dati per dispersi in India nel 2011, la polizia sostiene che le segnalazioni siano solo il 30% rispetto alla realtà.

Il Washington Post rivela una società in cui gli stupri e le violenze ai danni delle donne sono all’ordine del giorno, non a caso la BBC ha calcolato che India c’è uno stupro ogni venti minuti circa. “Gli uomini non rispettano le donne e le trattano come zerbini” ha detto l’attivista Suneeta Tyagi. “La maggior parte non ha né un lavoro, né istruzione. Quando gli uomini non hanno una donna, la frustrazione cresce e si trasforma in crimine”. La regolarità degli stupri e i termini della violenza evidenziano la disparità in termini di ruolo tradizionale, la disuguaglianza è evidente, la barbaria normale. “I ragazzi sentono di poter fare quello che vogliono. Tutto quello che vogliono” ha riferito Jagmati Sangwan di un’associazione per i diritti delle donne. Il cambiamento da fare richiede coraggio e impegno perché la violenza è chiaramente radicata nella mentalità maschile indiana che relega alla donna il valore dell’inutilità.

(Fonte: Giornalettismo.it)



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