martedì 8 ottobre 2013

ABBIAMO BISOGNO DI QUESTI GIOVANI...


COMPLIMENTI A QUESTO RAGAZZINO.
FACCIAMO SPAZIO E LARGO AI GIOVANI 
(SONO IL NOSTRO FUTURO) E DIAMO A TUTTI 
LORO GLI AIUTI E LE POSSIBILITA’ AFFINCHE’ 
POSSANO STUDIARE


Ha soltanto 16 anni, ma i suoi studi potrebbero salvare la vita di milioni di persone. Jack Andraka, del Maryland, ha ideato un nuovo test non invasivo per la diagnosi dei tumori al pancreas.
Con un sensore del costo di pochi centesimi di dollaro riesce a diagnosticare un tumore pancreatico nella sua fase iniziale. Bisognerà aspettare tra i due e i cinque anni prima di vedere l’uso di questi sticker presso i laboratori o gli ospedali. Jack ha presentato a Roma, nel corso della prima edizione europea di Maker Faire, la sua idea. “Avevo 13 anni quando morì un mio amico per un tumore al pancreas.” Racconta Jack – “Sono rimasto molto scosso.” La diagnosi di questo tipo di tumore arriva per l’85% dei casi in ritardo e questo lascia solo il 2% di possibilità di sopravvivenza. Il test poi per la diagnosi costa in America circa 800 dollari. “Ho passato un’estate intera su internet perché volevo capire cosa fosse un tumore pancreatico.” – continua il ragazzo – “Alla fine ho scoperto leggendo centinaia di lavori che alla presenza di alcuni tumori come quello al polmone o quello al pancreas alcune proteine nel nostro corpo variano, in particolare una chiamata Metatione. Ho scritto a 200 laboratori per sapere se potevo lavorare a questa idea ma 199 mi hanno risposto di no. Solo un medico del John Hopkins mi ha detto che potevo lavorare presso di loro. Dopo mesi di prove finalmente sono riuscito con un semplice multimetro da 15 dollari a creare uno sticker del costo di 3 centesimi che può individuare un tumore pancreatico in fase iniziale”. Lo sticker di Jack è 168 volte più veloce e 400 volte più sensibile dei test medici tradizionali. Se il tumore al pancreas è preso in tempo si può arrivare al 100 % di casi di guarigione
(Fonte: Leggo.it) 

lunedì 7 ottobre 2013

DENUNCIATE I MOLESTATORI...


SE OLTRE A CHIEDERVI L’AMICIZIA VI FANNO DELLE PROPOSTE, ANCHE A LIVELLO LAVORATIVO, CHE A VOI NON SEMBRANO ALLETTANTI O PARTICOLARMENTE STRANE O VOLGARI, NON ESITATE A PARLARNE AI VOSTRI GENITORI AFFINCHE’ SI POSSANO DENUNCIARE QUESTI MOLESTATORI



Un insegnante elementare è stato sospeso dalla scuola dove insegnava in provincia di Reggio Emilia perchè accusato di aver molestato, tramite Facebook, il fratello 14enne di una sua alunna.  La vicenda è stata raccontata alcuni mesi fa dal ragazzino ai genitori, che hanno deciso di fare denuncia. Ora il computer dell'insegnante è stato sequestrato e la polizia postale sta svolgendo le verifiche. Tra l'altro, il padre del ragazzino mesi fa avrebbe avvicinato proprio l'insegnante in questione per dargli una lezione. Ne danno notizia alcuni quotidiani.  Secondo quanto ricostruito, l'uomo avrebbe chiesto l'amicizia sul social network al ragazzino dicendo di essere l'insegnante di sua sorella. Ha spiegato poi che stava cercando, per conto di un suo amico, giovani che volessero fare 'book' fotografici per modelli. Gli ha quindi proposto di inviargli qualche scatto a torso nudo, fissandogli poi appuntamenti per fotografie professionali. Il ragazzino avrebbe risposto che i genitori non volevano e il maestro ha suggerito di non dire loro nulla.  Questo ha allarmato ancora di più il ragazzino che ha raccontato tutto ai genitori. Dopo la denuncia, la scuola ha deciso di sospendere l'insegnante che ora, tramite il suo legale, ha impugnato il provvedimento davanti al giudice del lavoro per chiedere il suo reintegro. L'insegnante, infatti, si dice estraneo alle accuse mosse, sostenendo di non aver commesso alcun illecito.

(Fonte: Leggo.it)

sabato 5 ottobre 2013

COSA NON SI FA PER DIVERTIRE I FIGLI...



PER OGNI GENITORE LA COSA PIU' IMPORTANTE, SOPRATTUTTO IN TEMPO DI CRISI E PER DISTRARSI DELLE PREOCCUPAZIONI QUOTIDIANE, E' VEDER FELICI I PROPRI BAMBINI E QUANDO PER ESEMPIO C'E' UN COMPLEANNO NON SI BADA A SPESE...




L’idea di cosa sia un party per bambini te la fai solo se partecipi: i racconti di organizzazioni megalomani non bastano, bisogna esserci.  
Primo perché non è poi così vero che siano tutti faraonici e pacchiani, secondo – particolare non da poco – perché sono ottime occasione per rubare merce preziosa: i segreti degli animatori, quelli più reconditi e misteriosi.  
I «baby party planner» (letteralmente, i pianificatori di feste per bimbi), una razza speciale di supereroi per mamme, papà e parenti tutti, si tramandano l’incantesimo che riesce ad aggregare dieci, quindici, venti piccole pesti pronte a smontare, per natura, ogni proposta: «Tutti a giocare alla pentolaccia!». «Play station, play station...» è il coro che a questo punto, in genere, ti sommerge. Ma quando sei lì, a una festa per bimbi, allora capisci quanto sia raffinata ed efficace l’astuzia degli intrattenitori: «Chi vince la pentolaccia gioca a Fifa 13». Tanto poi, tra i bendati che prendono a bastonate una scatola appesa, chi vuoi che scelga di mettersi a smanettare solo e soletto sul divano.  

Torino prima in Italia
Forse in pochi lo sanno, ma Torino è la capitale dell’animazione per bimbi. Del resto è qui che sono nati la «Melevisione», il teatro per bambini e per ragazzi. E’ qui che si trova una delle più interessanti scuole di circo. Ed è sempre qui che vivono i più talentuosi (e numerosi) «baby party planner» d’Italia.  
Sono sessanta le agenzie specializzate in animazione per bambini che lavorano a Torino. Un record: più di Roma, più di Milano, più di altre città italiane. «Negli anni Ottanta - ricorda Daniel Brocci, prestigiatore e fantasista - eravamo una decina. Poi ognuno di noi, singolarmente, ha deciso di aprire una sua agenzia. Così ci siamo ramificati e moltiplicati». 
E soprattutto distinti grazie a una sorta di decalogo che ne ha tracciato l’identikit: età compresa tra i 20 e 40 anni, non possono avere piercing o tatuaggi in vista. I ragazzi devono presentarsi ordinati e ben vestiti, niente jeans stracciati e magliette sgualcite, le ragazze poco trucco e niente unghie pittate. Obbligatorio: rilasciare fattura e aver stipulato un’assicurazione.  
Poi ci sono gli improvvisati, che con la crisi economica si cimentano lasciando annunci su internet. Ivan Rumello ha 33 anni e si barcamena così: «Ho solo lavori saltuari – dice – a cui ho provato ad aggiungere anche questo. Ma è una battaglia persa se ci provi da solo: attraverso un’agenzia le mamme possono scegliere feste a tema con maschere, gadget, macchine per zucchero filato e tori meccanici. Io, con le mie trombette, come posso competere?».  
Quello dei «baby party» è un settore che non conosce crisi. Si spendono dai 50 ai 200 euro a festa: dipende dal numero dei mini-invitati, dal tempo e dagli effetti speciali usati per stupire squadre di bambini in overdose da adrenalina. Che per essere coinvolti hanno bisogno di talenti di magia: dietro ai travestimenti degli animatori si nascondono storie tortuose. Tutte, o quasi, partono da un sogno realizzato: da piccoli, alla domanda cosa farai da grande, già rispondevano così, categorici: «Il pagliaccio». 

(Fonte: Lastampa.it)

venerdì 4 ottobre 2013

NASCONDERE IL CORPO...


COSA SI FA PER SOLDI? ALCUNI RIESCONO ADDIRITTURA AD UCCIDERE IL PROPRIO FIGLIO, SANGUE DEL TUO SANGUE.

MALEDETTI SOLDI....RIPOSA IN PACE, PICCOLO




Condannata oggi a 15 anni di carcere per omicidio colposo. Amanda Hutton, 43 anni madre di Bradford dell'Inghilterra del nord, ha affamato e fatto morire il figlio di quattro anni, Hamzah Khan, per poi conservarne per due anni il corpo al fine di continuare a percepire i sussidi. 
Il giudice Roger Thomas nel leggere la sentenza ha parlato di «terribile mancanza nell'adempiere alla più basica responsabilità» e ha sottolineato come la donna abbia fatto di tutto, perfino nascosto il corpo del figlio fra montagne di spazzatura, per evitare di essere scoperta. 

(Fonte: Leggo.it)

giovedì 3 ottobre 2013

UN BAMBINO NON SI SCUOTE...


ANCHE SE SI E' INESPERTI 
NON E' DI CERTO QUESTA LA REAZIONE 
CHE SI DEVE FARE 
AD UNA MINUSCOLA CREATURA...




Era solo in casa col suo bambino, nato da pochi giorni, in piena estate. La mamma era dovuta uscire: «Mi raccomando, se piange ho preparato il biberon». Lui, giovane papà, una vita da ricostruire con una nuova compagna, si è ritrovato con poca esperienza a badare al piccolo. E quando il neonato si è messo a piangere, i suoi strilli acuti e prolungati lo hanno gettato nel panico. Così lo ha afferrato, e per farlo smettere lo avrebbe scosso con violenza, provocandogli un trauma alla base del collo. Poi, sconvolto, ha portato il bimbo in ospedale. 

«Mi è caduto dalle braccia mentre cercavo di cullarlo» ha detto al pronto soccorso del Regina Margherita. I medici, esperti nel riconoscere queste lesioni, non gli hanno creduto e hanno avvisato immediatamente la procura. Ora il papà, trentenne, è indagato per le lesioni provocate al bimbo. Indagini ancora in corso, legate soprattutto alle conseguenze provocate dal trauma. Per i medici si tratta di «Sindrome da scuotimento», come hanno scritto nel referto inviato ai magistrati del pool «fasce deboli», coordinato dal procuratore aggiunto Anna Maria Loreto.  
Il papà è già stato sentito negli uffici della procura, insieme alla convivente. Una famiglia con problemi alle spalle, una condizione sociale difficile, storie alla deriva. Per un po’ l’uomo ha continuato a ribadire la versione della caduta. «L’ho preso in braccio, mi è scivolato». Messo alle strette dai resoconti medici e dalle indagini disposte dai pm, avrebbe finito per confessare, ammettendo di aver perso la testa di fronte al quel pianto ininterrotto. «Non volevo farlo, giuro che non volevo fargli male». Il bimbo è rimasto per alcuni giorni ricoverato in terapia intensiva.  
   
La famiglia abita in periferia, poco lontano da Torino. Il bimbo era nato da una dozzina di giorni, quando è stato portato in ospedale dal papà: prima in un centro della cintura, e da qui trasferito al Regina Margherita dove sono state riscontrate le lesioni da scuotimento. In un corpicino fragile bastano pochi secondi per provocare conseguenze gravi, anche permanenti. Il papà è un uomo robusto. E i segni lasciati dagli scossoni sono inconfondibili e incompatibili con i traumi da caduta. Le più comuni dal seggiolone o dal lettino.  
Al Regina Margherita, un gruppo di lavoro composto da medici, psicologi e assistenti sociali sono specializzati a riconoscere anche le bugie dei genitori che varcano le porte del pronto soccorso. Si chiama progetto «Bambi». Cacciatori di abusi, di crudeltà familiari. Valutano i casi e informano la procura proteggendo i bimbi. Come è avvenuto nell’ultimo caso scoperto proprio all’Infantile.  
   
«Quando il papà ha scosso il piccolo - dicono gli esperti - è come se avesse provocato una situazione del tutto simile a un colpo di frusta. In un neonato, quella scarica di violenza può però causare danni irreparabili». I sintomi sono piuttosto evidenti. Lo scuotimento si manifesta con la rottura dei vasi del collo che portano sangue al cervello. Le emorragie, conseguenti al sanguinamento, premendo sul cervello e possono determinare crisi convulsive o danni cerebrali rilevanti, se non addirittura paralisi. «Se le emorragie arrivano a livello della retina - spiegano ancora i medici - un bimbo può addirittura perdere la vista, completamente o soltanto in parte». Ora il piccolo non è più in terapia intensiva. Ma «sugli effetti delle lesioni non possiamo ancora sbilanciarci - confermano in ospedale - Potrebbero volerci mesi, se non addirittura anni, a vedere le conseguenze».  

(Fonte: Lastampa.it)

mercoledì 2 ottobre 2013

PROBLEMI ESISTENZIALI...


VIVIAMO IN UN EPOCA DOVE NON CI SI ACCONTENTA PIU' DI NULLA, DOVE NIENTE SEMBRA ANDARCI BENE E IL MORIRE DIVENTA L'UNICA ALTERNATIVA AD UNA VITA INSICURA E PROBLEMATICA




Un'iniezione letale ha messo fine alla vita di Nathan Verhelst, belga di 44 anni un tempo donna, che si era sottoposto a un intervento per cambiare sesso. La sofferenza psicologica per non essere l'uomo che aveva sempre desiderato è stata tale da spingerlo a chiedere l'eutanasia legale. 
"Ero la ragazza che nessuno voleva", ha dichiarato Verhelst poche ore prima della sua morte.
Nel suo lungo percorso per diventare uomo si era sottoposto prima a una terapia ormonale nel 2009, seguita da una mastectomia e da una chirurgia di costruzione del pene nel 2012. Ma "nessuna di queste operazioni aveva avuto l'effetto sperato".
"Ero pronto a festeggiare la mia nuova nascita", ha detto al giornale."Ma quando mi sono guardato allo specchio, ero disgustato di me stesso. Non volevo essere un mostro."
  
Questo caso riapre in Belgio il dibattito sull'eutanasia medica. Nel Paese si è registrato un numero record di 1.432 casi di eutanasia nel 2012, in crescita del 25 per cento rispetto all'anno precedente.
Il Professore Distelmans, che ha effettuato l'eutanasia del signor Verhelst, ha dichiarato: "La sofferenza insopportabile per l'eutanasia può essere sia fisica che psicologica. Nathan è stato in consulenza per sei mesi"

(Fonte: Leggo.it)

martedì 1 ottobre 2013

UN PRIMATO CHE NON MI PIACE AFFATTO...




VORREI CHE NON CI FOSSE QUESTO PRIMATO!

NEL MONDO OGNI 2 MINUTI UN BIMBO E' VITTIMA DI SFRUTTAMENTO SESSUALE.

ACCADE IN TUTTI I PAESI. ITALIA INCLUSA.
IL BEL PAESE RISULTA AI PRIMI POSTI SIA PER DESTINAZIONE DI TRAFFICI CHE PER DETENZIONE DI MATERIALE PEDOPORNOGRAFICI





Prostituzione, pedopornografia, turismo sessuale. Allarme minori per le prossime edizioni di Mondiali e Olimpiadi in Brasile. I due eventi, che si terranno rispettivamente nel 2014 e nel 2016, a causa del flusso di visitatori atteso sembrano destinati a favorire lo sfruttamento sessuale dei minori che nel Paese già vanta un mercato da 32 miliardi di dollari annui. A parlare di “rischio concreto” è l’Ecpat che lancia la campagna di sensibilizzazione internazionale “Don’t look away!”, finanziata da Ue e Sesi. I dati sono chiari. Nel mondo ogni 2 minuti un bimbo è vittima di sfruttamento sessuale.
Accade in tutti i Paesi. Italia inclusa. Il Bel Paese risulta ai primi posti sia per destinazione di traffici che per detenzione di materiali pedopornografici. Si stima siano circa 80mila gli italiani che ogni anno si recano all’estero per turismo sessuale alla ricerca di minorenni. L’80 per cento del traffico di persone è a scopo di prostituzione. E se il 79 per cento è rappresentato da donne, il 20 è costituito da minori. Il fenomeno cresce e si articola sempre più. Le donne alimentano anche la domanda: over 40, single, di livello socio-economico medio-alto, partono alla ricerca di amanti tra 15 e 17 anni. «Quella del turismo sessuale è una vergogna del nostro tempo – dice il ministro a Beni Culturali e Turismo Massimo Bray - che dobbiamo affrontare per individuare tutti gli strumenti al fine di debellarla». Ad accendere i riflettori sul Brasile non è solo l’occasione di un biennio che si annuncia ad altissima densità turistica, ma anche la consistenza del mercato. Nel 2011 sono stati circa 250mila i minori vittima di prostituzione e ogni anno sono 500mila quelli vittima di sfruttamento e violenze sessuali. E i minori sono a rischio pure nel nostro Paese. Il 34 per cento entra in contatto con situazioni pericolose via web, il 7% è esposto a materiale pedopornografico.

(Fonte: Leggo.it)
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