venerdì 4 ottobre 2013

NASCONDERE IL CORPO...


COSA SI FA PER SOLDI? ALCUNI RIESCONO ADDIRITTURA AD UCCIDERE IL PROPRIO FIGLIO, SANGUE DEL TUO SANGUE.

MALEDETTI SOLDI....RIPOSA IN PACE, PICCOLO




Condannata oggi a 15 anni di carcere per omicidio colposo. Amanda Hutton, 43 anni madre di Bradford dell'Inghilterra del nord, ha affamato e fatto morire il figlio di quattro anni, Hamzah Khan, per poi conservarne per due anni il corpo al fine di continuare a percepire i sussidi. 
Il giudice Roger Thomas nel leggere la sentenza ha parlato di «terribile mancanza nell'adempiere alla più basica responsabilità» e ha sottolineato come la donna abbia fatto di tutto, perfino nascosto il corpo del figlio fra montagne di spazzatura, per evitare di essere scoperta. 

(Fonte: Leggo.it)

giovedì 3 ottobre 2013

UN BAMBINO NON SI SCUOTE...


ANCHE SE SI E' INESPERTI 
NON E' DI CERTO QUESTA LA REAZIONE 
CHE SI DEVE FARE 
AD UNA MINUSCOLA CREATURA...




Era solo in casa col suo bambino, nato da pochi giorni, in piena estate. La mamma era dovuta uscire: «Mi raccomando, se piange ho preparato il biberon». Lui, giovane papà, una vita da ricostruire con una nuova compagna, si è ritrovato con poca esperienza a badare al piccolo. E quando il neonato si è messo a piangere, i suoi strilli acuti e prolungati lo hanno gettato nel panico. Così lo ha afferrato, e per farlo smettere lo avrebbe scosso con violenza, provocandogli un trauma alla base del collo. Poi, sconvolto, ha portato il bimbo in ospedale. 

«Mi è caduto dalle braccia mentre cercavo di cullarlo» ha detto al pronto soccorso del Regina Margherita. I medici, esperti nel riconoscere queste lesioni, non gli hanno creduto e hanno avvisato immediatamente la procura. Ora il papà, trentenne, è indagato per le lesioni provocate al bimbo. Indagini ancora in corso, legate soprattutto alle conseguenze provocate dal trauma. Per i medici si tratta di «Sindrome da scuotimento», come hanno scritto nel referto inviato ai magistrati del pool «fasce deboli», coordinato dal procuratore aggiunto Anna Maria Loreto.  
Il papà è già stato sentito negli uffici della procura, insieme alla convivente. Una famiglia con problemi alle spalle, una condizione sociale difficile, storie alla deriva. Per un po’ l’uomo ha continuato a ribadire la versione della caduta. «L’ho preso in braccio, mi è scivolato». Messo alle strette dai resoconti medici e dalle indagini disposte dai pm, avrebbe finito per confessare, ammettendo di aver perso la testa di fronte al quel pianto ininterrotto. «Non volevo farlo, giuro che non volevo fargli male». Il bimbo è rimasto per alcuni giorni ricoverato in terapia intensiva.  
   
La famiglia abita in periferia, poco lontano da Torino. Il bimbo era nato da una dozzina di giorni, quando è stato portato in ospedale dal papà: prima in un centro della cintura, e da qui trasferito al Regina Margherita dove sono state riscontrate le lesioni da scuotimento. In un corpicino fragile bastano pochi secondi per provocare conseguenze gravi, anche permanenti. Il papà è un uomo robusto. E i segni lasciati dagli scossoni sono inconfondibili e incompatibili con i traumi da caduta. Le più comuni dal seggiolone o dal lettino.  
Al Regina Margherita, un gruppo di lavoro composto da medici, psicologi e assistenti sociali sono specializzati a riconoscere anche le bugie dei genitori che varcano le porte del pronto soccorso. Si chiama progetto «Bambi». Cacciatori di abusi, di crudeltà familiari. Valutano i casi e informano la procura proteggendo i bimbi. Come è avvenuto nell’ultimo caso scoperto proprio all’Infantile.  
   
«Quando il papà ha scosso il piccolo - dicono gli esperti - è come se avesse provocato una situazione del tutto simile a un colpo di frusta. In un neonato, quella scarica di violenza può però causare danni irreparabili». I sintomi sono piuttosto evidenti. Lo scuotimento si manifesta con la rottura dei vasi del collo che portano sangue al cervello. Le emorragie, conseguenti al sanguinamento, premendo sul cervello e possono determinare crisi convulsive o danni cerebrali rilevanti, se non addirittura paralisi. «Se le emorragie arrivano a livello della retina - spiegano ancora i medici - un bimbo può addirittura perdere la vista, completamente o soltanto in parte». Ora il piccolo non è più in terapia intensiva. Ma «sugli effetti delle lesioni non possiamo ancora sbilanciarci - confermano in ospedale - Potrebbero volerci mesi, se non addirittura anni, a vedere le conseguenze».  

(Fonte: Lastampa.it)

mercoledì 2 ottobre 2013

PROBLEMI ESISTENZIALI...


VIVIAMO IN UN EPOCA DOVE NON CI SI ACCONTENTA PIU' DI NULLA, DOVE NIENTE SEMBRA ANDARCI BENE E IL MORIRE DIVENTA L'UNICA ALTERNATIVA AD UNA VITA INSICURA E PROBLEMATICA




Un'iniezione letale ha messo fine alla vita di Nathan Verhelst, belga di 44 anni un tempo donna, che si era sottoposto a un intervento per cambiare sesso. La sofferenza psicologica per non essere l'uomo che aveva sempre desiderato è stata tale da spingerlo a chiedere l'eutanasia legale. 
"Ero la ragazza che nessuno voleva", ha dichiarato Verhelst poche ore prima della sua morte.
Nel suo lungo percorso per diventare uomo si era sottoposto prima a una terapia ormonale nel 2009, seguita da una mastectomia e da una chirurgia di costruzione del pene nel 2012. Ma "nessuna di queste operazioni aveva avuto l'effetto sperato".
"Ero pronto a festeggiare la mia nuova nascita", ha detto al giornale."Ma quando mi sono guardato allo specchio, ero disgustato di me stesso. Non volevo essere un mostro."
  
Questo caso riapre in Belgio il dibattito sull'eutanasia medica. Nel Paese si è registrato un numero record di 1.432 casi di eutanasia nel 2012, in crescita del 25 per cento rispetto all'anno precedente.
Il Professore Distelmans, che ha effettuato l'eutanasia del signor Verhelst, ha dichiarato: "La sofferenza insopportabile per l'eutanasia può essere sia fisica che psicologica. Nathan è stato in consulenza per sei mesi"

(Fonte: Leggo.it)

martedì 1 ottobre 2013

UN PRIMATO CHE NON MI PIACE AFFATTO...




VORREI CHE NON CI FOSSE QUESTO PRIMATO!

NEL MONDO OGNI 2 MINUTI UN BIMBO E' VITTIMA DI SFRUTTAMENTO SESSUALE.

ACCADE IN TUTTI I PAESI. ITALIA INCLUSA.
IL BEL PAESE RISULTA AI PRIMI POSTI SIA PER DESTINAZIONE DI TRAFFICI CHE PER DETENZIONE DI MATERIALE PEDOPORNOGRAFICI





Prostituzione, pedopornografia, turismo sessuale. Allarme minori per le prossime edizioni di Mondiali e Olimpiadi in Brasile. I due eventi, che si terranno rispettivamente nel 2014 e nel 2016, a causa del flusso di visitatori atteso sembrano destinati a favorire lo sfruttamento sessuale dei minori che nel Paese già vanta un mercato da 32 miliardi di dollari annui. A parlare di “rischio concreto” è l’Ecpat che lancia la campagna di sensibilizzazione internazionale “Don’t look away!”, finanziata da Ue e Sesi. I dati sono chiari. Nel mondo ogni 2 minuti un bimbo è vittima di sfruttamento sessuale.
Accade in tutti i Paesi. Italia inclusa. Il Bel Paese risulta ai primi posti sia per destinazione di traffici che per detenzione di materiali pedopornografici. Si stima siano circa 80mila gli italiani che ogni anno si recano all’estero per turismo sessuale alla ricerca di minorenni. L’80 per cento del traffico di persone è a scopo di prostituzione. E se il 79 per cento è rappresentato da donne, il 20 è costituito da minori. Il fenomeno cresce e si articola sempre più. Le donne alimentano anche la domanda: over 40, single, di livello socio-economico medio-alto, partono alla ricerca di amanti tra 15 e 17 anni. «Quella del turismo sessuale è una vergogna del nostro tempo – dice il ministro a Beni Culturali e Turismo Massimo Bray - che dobbiamo affrontare per individuare tutti gli strumenti al fine di debellarla». Ad accendere i riflettori sul Brasile non è solo l’occasione di un biennio che si annuncia ad altissima densità turistica, ma anche la consistenza del mercato. Nel 2011 sono stati circa 250mila i minori vittima di prostituzione e ogni anno sono 500mila quelli vittima di sfruttamento e violenze sessuali. E i minori sono a rischio pure nel nostro Paese. Il 34 per cento entra in contatto con situazioni pericolose via web, il 7% è esposto a materiale pedopornografico.

(Fonte: Leggo.it)

lunedì 30 settembre 2013

NUGTELLA...A BASE DI NOCCIOLE E MARIJUANA


LE COSE FATTE IN CASA SONO MOLTO PIU' GENUINE
E SARANNO FELICI TUTTI, GRANDI E PICCINI

OGNUNO, SE VUOLE, POTREBBE FARLA IN CASA CON POCHI INGREDIENTI PERFETTA PER UNA COLAZIONE SANA E UN GOLOSO SPUNTINO POMERIDIANO
ECCOVI AL RICETTA 






Nutella contro Nugtella. Chi la spunterà? Si combatterà forse in tribunale la battaglia legale tra la Ferrero e l'azienda americana Organicares, produttrice di una crema alle nocciole, arricchita di marijuana. La confezione, il colore e soprattutto il marchio, sarebbero stati copiati dalla più famosa rivale. Per questo Ferrero sarebbe pronta a far causa alla versione 'ritoccata'.

Come illustra MedicalDaily, anche se la confezione è simile al prodotto originale della Nutella Ferrero, la Nugtella californiana, prodotta a San Jose, non è legata alla società italiana. Il prodotto è stato creato da una miscela di olio di hashish con circa 320 milligrammi di THC medica per ogni tazza di cioccolato fuso.

Il prodotto, però, almeno all'apparenza non è stato realizzato con l'intento di allietare la prima colazione o di arricchire la merenda del pomeriggio. Tutt'altro. Si tratta infatti di un preparato medico, acquistabile esclusivamente in California dietro prescrizione medica, o più precisamente da chi è in possesso della California State Medical Marijuana Card.

Dal canto suo, la marijuana dal 1996 è legale nello stato Usa per scopi terapeutici, destinata soprattutto a chi è affetto da malattie croniche come Aids, cancro ed emicrania. Nonostante le differenze qualitative, la Ferrero potrebbe essere pronta a dare battaglia alla società americana, che avrebbe imitato il marchio Nutella, pur trattandosi di un prodotto completamente diverso e con scopi altrettanto differenti.


(Fonte: greebme.it)

venerdì 27 settembre 2013

MEGLIO SOLO UNA MOGLIE...



SAREBBE MOLTO PIU' OPPORTUNO AVERE 
UNA SOLA MOGLIE E DEDICARSI TUTTO A LEI METTENDOCI SOLAMENTE AMORE... 
FORSE SI EVITEREBBERO QUESTE "ESAGERAZIONI" 
E QUESTE "ASSURDITA'"




Una storia incredibile ci arriva dalla Nigeria. Secondo quanto riportato dal Daily Post, un uomo d'affari nigeriano, Uroko Onoja, sposato con sei mogli, è morto dopo essere stato costretto a una vera e propria 'maratona del sesso' con cinque delle sei mogli.
Le mogli, ingelosite per le attenzioni che il marito dedicava sotto le lenzuala verso una di loro,hanno deciso di fare irruzione nella camera da letto, mentre Onoja faceva sesso con la 'preferita'.
A quel punto hanno preteso con la forza che il marito avesse un rapporto sessuale con ognuna di loro, senza sosta, minacciandolo costantemente con un coltello.

Onoja è riuscito a soddisfare quattro donne, prima di morire, proprio mentre la quinta moglie si stava infilando sotto le lenzuola.

Una volta che le donne si sono rese conto del decesso del povero marito, hanno deciso di darsi alla fuga: soltanto due mogli sono state catturate e arreste dalle forze dell'ordine locali.

(Fonte: Leggo.it)

giovedì 26 settembre 2013

MEDICI CONTRARI ALL'ABORTO...


SPERIAMO CHE LA PERCENTUALE DI GINECOLOGI CHE SONO CONTRARI ALL’ABORTO E CHE SI RIFIUTANO DI PRATICARLO, POSSA SEMPRE AUMENTARE…ABBIAMO BISOGNO DI PERSONE CHE AMINO LA VITA




Il 67% dei ginecologi non pratica l’interruzione volontaria di gravidanza: si oppone anche il 40% degli anestesisti.
In quasi tutti gli ospedali sono più numerosi i medici che rifiutano l’intervento di quelli disposti a eseguirlo
Sei ginecologi su dieci, in Piemonte, sono contrari all’aborto e rifiutano di praticarlo. Quasi la metà degli anestesisti nelle strutture pubbliche, inoltre, non garantisce il rispetto della legge 194. «Un dato preoccupante, e soprattutto in crescita», denuncia Eleonora Artesio, consigliera della Federazione della Sinistra ed ex assessore regionale alla Sanità. «Al momento - dichiara - non sembra che questo incida sulle liste di attesa al punto da superare i limiti temporali imposti dalla 194, ma la situazione non induce certo a stare sereni». 
Non siamo forse ancora al ritorno degli aborti clandestini, ma i dati raccolti dalla Artesio fanno riflettere, perché in alcune strutture - come quelle dell’Asl To1 - il numero complessivo di ginecologi obiettori (11) è nettamente superiore a quelli disponibili a praticare l’aborto (2). Numeri che, di fatto, rendono molto più probabile il trovarsi di fronte a un ginecologo non disposto ad assistere una donna in un momento fisicamente e psicologicamente comunque sconvolgente della propria vita. 
La situazione è identica un po’ ovunque, con tre casi clamorosi, stando ai numeri del 2012: all’Asl di Novara è disponibile un solo medico non contrario a praticare l’aborto, due all’ospedale di Alessandria, tre in quello di Cuneo. Al Sant’Anna i ginecologi obiettori sono 55 contro i 35 «attivi», mentre al Mauriziano - caso più unico che raro - gli obiettori sono invece la metà dei non obiettori. 
È polemica. «La Regione - dice il presidente del gruppo regionale della Lega Nord, Mario Carossa - ha garantito e sempre garantirà un accesso alla sanità a chiunque, nella più totale libertà. Tutti hanno il diritto di essere curati e seguiti nel migliore dei modi, per cui vaneggiare di aborti clandestini come fa il capogruppo Artesio appare fuori luogo e del tutto irreale». La consigliera della Federazione della Sinistra ribatte parola per parola: «I numeri parlano chiaro, com’è chiaro il silenzio della giunta Cota, che naturalmente non ha avviato né una discussione sul tema, nonostante le richieste delle opposizioni, né attuato una politica di rafforzamento dei Consultori». Al contrario, «Cota ha sempre sostenuto i Movimenti per la vita». 
Nel 2012 sono state 8.856 le interruzioni volontarie di gravidanza nella nostra regione. Polemiche a parte, parlano i numeri, e i numeri dicono che sommando tutte le Asl e le Aziende ospedaliere del Piemonte il totale dei ginecologi obiettori è di 273 medici contro i 131 dei non obiettori. «Con i pochi che non si rifiutano di applicare la 194 - fa notare sempre la Artesio -, che finiscono per occuparsi di aborti per tutta la vita, a scapito della propria professionalità e della carriera». 
Dal 2011 al 2012 è cresciuto sia il numero dei ginecologi obiettori sia quello degli anestesisti. Siamo - è vero - al di sotto della media nazionale, ma il dato non consola. 
 Anche sulla questione della procreazione medicalmente assistita la Artesio contesta la Regione: «Nel 2009 una delibera della giunta Bresso aveva disposto la creazione di due nuovi centri pubblici ad Asti e a Novara, in un quadro in cui i servizi in Piemonte sono quasi esclusivamente in mano ai privati, con costi spesso proibitivi per la famiglia». Ma a distanza di quattro anni, «quei due centri non sono mai nati per mancanza di personale, e all’unico istituto accreditato è stato tagliato il budget, tanto che ormai opera solo più in regime privatistico».

(Fonte: Lastampa.it)
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