sabato 7 luglio 2012

SE NEANCHE UN ASILO E' PIU' SICURO....

DI CHI CI DOBBIAMO FIDARE !!!!



Bambini costretti a rimangiare il cibo che avevano vomitato, chiusi da soli al buio, presi a schiaffi o colpiti in testa con i giocattoli. E ancora, insultati e presi a parolacce, quando non abbandonati a se stessi, tanto da farsi male l'un l'altro, senza che nessuno intervenisse. Dopo il caso delle violenze sui piccoli all'asilo di Pistoia, un anno fa, ora è la volta della civilissima provincia di Torino. La tranquilla Pinerolo. Stavolta con tre maestre denunciate. «Nel Paese delle Meraviglie», asilo nido privato per bimbi dai 6 mesi a tre anni, che dall'esterno voleva somigliare a un castello incantato, quello che doveva essere «un ambiente emotivamente rassicurante, pensato e creato a misura di bambino», come recita la pubblicità della struttura, in realtà era un inferno per i suoi piccoli ospiti. In particolare per i più vivaci, sottoposti ai maltrattamenti che sarebbero stati documentati dai video girati con il telefonino da alcuni inservienti, ora in mano alla magistratura. Uno di questi video mostrerebbe un bambino accoccolato sotto un lavandino. È con questo materiale agli atti, insieme a testimonianze dettagliate e puntuali, che il sostituto procuratore Ciro Santoriello ha ordinato il sequestro del centro. Al civico 41 di via Alliaudi, i carabinieri sono arrivati per mettere i sigilli ieri pomeriggio, quando all'interno c'erano una ventina di piccoli, prelevati dai genitori e fatti uscire dal retro, per evitare il capannello di giornalisti e curiosi che nel frattempo si era raccolto davanti all'ingresso. Nel registro degli indagati, le tre titolari dell'asilo, le maestre Francesca Panfili, 36 anni, Elisa Griotti, 33 anni, e Stefania Di Maria, 28, per le quali è ipotizzato il reato di maltrattamento di minori - ma non è scattato l'arresto perché non c'è pericolo di inquinamento delle prove - che saranno sentite la prossima settimana. Due di loro, ieri, erano all'interno del nido e anche loro sono state fatte sgattaiolare via dal retro, insieme ai dipendenti. «Mio figlio mi diceva: non ci voglio più andare, lì sono cattivi», racconta Diego Murgioni davanti all'asilo, dove è corso per vedere cosa stia succedendo, con in braccio il suo bambino, tre anni, al quale dallo scorso novembre ha cambiato asilo, «perché avevo capito che c'era qualcosa che non andava. Non dormiva più, era nervoso - racconta questo papà - e tutte le volte che lo portavo qui davanti piangeva e voleva venir via. Appena gli ho cambiato scuola è tornato normale». E le voci giravano. La preoccupazione era corsa di bocca in bocca. Tanto da trapelare persino sulla stampa locale. Così negli ultimi mesi 12 bambini erano stati ritirati da quell'asilo. Quando ormai era già a buon punto l'inchiesta, partita a febbraio dopo la denuncia di una mamma e le conferme arrivate agli inquirenti da 4 dipendenti dell'asilo e da un altro genitore. Le testimonianze fin qui raccolte parlerebbero di maltrattamenti psicologici messi in atto dalle maestre «con assiduità e particolare cattiveria». Una delle bambine, ad esempio, sarebbe stata costretta a dormire per terra con il lettino capovolto, per essere imprigionata in una sorta di gabbia che la immobilizzasse. Un altro, per punizione, sarebbe stato costretto a restare dietro le sbarre di un caminetto. «Io non capivo - racconta ancora il signor Murgioni - perché mio figlio avesse paura di entrare in questo asilo all'apparenza così bello. Anzi il più bello di Pinerolo. Avevo anche litigato con le titolari, che non mi davano spiegazioni». Micaela Martinat ha invece cambiato asilo alla sua bambina due mesi fa. «Anche mia figlia - ha spiegato - appena ritirata da questa scuola è tornata a sorridere. Dopo notti insonni e tanto spaesamento. Avevo anche sentito una brutta storia - ha aggiunto la donna - di una bambina che aveva ferito il viso di un'altra piccola a morsi durante una lite scoppiata mentre nessuno si occupava di loro. Presa dal terrore, ho portato via mia figlia».

I MOSTRI DI CASA

ACCADE PURTROPPO ANCHE NEL NOSTRO PAESE!!


NON PRIVIAMO I NOSTRI FIGLI DALLA BELLEZZA DI VIVERE LA LORO ETA'


La Foto ha solo lo scopo illustrativo (NON E' DI CERTO LA PROTAGONISTA DELLA VICENDA)

VIOLENTATA DA ZIO E NONNO FOGGIA, INCINTA A 13 ANNI 
Abusava di lei in luoghi appartati, all’interno di un’auto o fuori, in campagna, e malgrado la bambina fosse disperata, il nonno le diceva di non gridare altrimenti l’avrebbe picchiata con la cinghia. Poi, quando tutto era finito, le regalava cinque euro: sono questi alcuni particolari agghiaccianti emersi dal racconto fatto ai carabinieri dalla 13/enne, incinta, sottoposta ad abusi da parte del nonno e di uno zio, entrambi oggi arrestati dai militari per violenza sessuale aggravata, corruzione di minorenni e violenza privata.
Gli arrestati – a quanto si è saputo – sono tra loro padre (di 62 anni) e figlio (di 38 anni). È stata, all’inizio di febbraio, la direttrice di un istituto di accoglienza per minorenni nel foggiano dove la 13enne vive dal 2006 perchè affidata dal Tribunale dei minori di Bari, a scoprire che la ragazzina è incinta. Quest’ultima nei giorni precedenti aveva accusato malori e, visitata dai medici nella struttura, è stata sottoposta ad una serie di accertamenti clinici. Quanto la responsabile dell’istituto, scoperto che la 13/enne era incinta, ha chiesto spiegazioni alla ragazzina, quest’ultima non ha saputo cosa dire e solo dopo averle rivolto domande specifiche ha scoperto che la minorenne era oggetto di ‘attenzionì da parte del nonno. La 13/enne è stata quindi accompagnata in Procura e, contemporaneamente, sono state avviate le indagini. La ragazza è stata ascoltata dagli investigatori alla presenza di alcuni psicologi. È stato così scoperto che dal mese di novembre dell’anno scorso quando, come disposto dal giudice minorile, la 13/enne trascorreva i week-end a casa dei nonni, il nonno si faceva accompagnare dalla nipote, con la scusa di dover andare a fare la spesa o fare benzina all’auto. Dopo averla portata in un luogo isolato, abusava di lei. Simili episodi si sarebbero ripetuti nei mesi di dicembre e gennaio quando la 13/enne ha trascorso a casa dei nonni le festività natalizie. Anche lo zio – che sarebbe stato a conoscenza, secondo gli investigatori, degli abusi compiuti dal padre – in un’occasione avrebbe violentato la ragazzina. Questa volta l’episodio sarebbe avvenuto nell’abitazione stessa dei nonni, dove vive anche lo zio: la 13/enne è stata rinchiusa dall’uomo nella sua stanza da letto. La ragazzina avrebbe gridato, avrebbe chiesto ripetutamente aiuto, ma in quel momento in casa non c’era nessuno. Durante le indagini i carabinieri, alla presenza di uno psicologo, hanno ascoltato i fratellini della ragazzina, più piccoli di lei, che non avrebbero mai subito le ‘attenzionì del nonno e dello zio, ma che hanno raccontato particolari sullo stato d’ansia e paura che la loro sorella più grande viveva.

(Fonte: http://www.leggo.it/)

I MIGLIORI....

Missionari uccisi perchè faceveno del bene...meritano non solo un riconoscimento !!!

AMERICA
I 23 operatori pastorali caduti in America (18 sacerdoti, 2 seminaristi, 1 suora, 2 laici) sono stati uccisi in Brasile, Colombia, Messico, Cuba, El Salvador, Stati Uniti, Guatemala e Honduras.
Sono 6 i sacerdoti uccisi in Brasile, un numero senza dubbio elevato, tanto che il Consiglio Episcopale di Pastorale della Conferenza Episcopale brasiliana, al termine della sua ultima riunione dell’anno, ha pubblicato una preoccupata dichiarazione sulla crescente ondata di violenza nel paese contro i sacerdoti: “la Chiesa cattolica in Brasile si sente profondamente colpita e indignata di fronte alla violenza contro i suoi figli la cui vita è stata stroncata. Riaffermiamo che nulla giustifica la violenza!”.
Tra i sacerdoti uccisi in Brasile figurano lo spagnolo Ramiro Ludeña, noto come “padre Ramiro”, che lavorava da 34 anni in un'associazione di sostegno ai bambini e ai ragazzi di strada, ed è stato ucciso proprio da un giovane di 15 anni per rapina. Il missionario Fidei donum italiano don Ruggero Ruvoletto, ucciso nella sua parrocchia da cui erano stati rubati una cinquantina di Real (circa diciannove Euro). Don Evaldo Martiol, assassinato da due giovani, vittima di un furto finito in omicidio. “Il suo metodo di evangelizzare era l’amicizia” ha ricordato il Vescovo durante i funerali. P. Gisley Azevedo Gomes, CSS, Assessore nazionale della Sezione Giovani della Conferenza Episcopale Brasiliana (CNBB), ucciso da alcuni giovani che lo hanno prima derubato e poi ucciso. “In maniera deplorevole – hanno affermato i Vescovi - è stato vittima di quella violenza che desiderava combattere”.
La Colombia, con 5 sacerdoti ed 1 laico uccisi, è al secondo posto. Tutti i sacerdoti sono rimasti vittime di furti finiti tragicamente: i due sacerdoti redentoristi p. Gabriel Fernando Montoya Tamayo e p. Jesús Ariel Jiménez sono stati uccisi da un uomo che ha fatto irruzione nell'alloggio dei sacerdoti, molto probabilemte alla ricerca di denaro, uccidendoli entrambi mentre questi erano connessi ad Internet. Il corpo senza vita di don Oscar Danilo Cardozo Ossa è stato ritrovato nella canonica della parrocchia, sul posto sono stati ritrovati anche un bavaglio e alcune corde. Anche don Emiro Jaramillo Cardenas è stato ucciso nella notte nella sua abitazione, mentre don Juan Gonzalo Aristizabal Isaza, è stato ritrovato assassinato all’interno dell’automobile di sua proprietà, abbandonata sull’autostrada regionale. A loro si aggiunge il laico Jorge Humberto Echeverri Garro, professore ed operatore pastorale, impegnato come catechista e nella Pastorale Sociale per la pace e la convivenza, ucciso da un gruppo di guerriglieri durante una riunione in cui si discuteva di alcuni progetti della Chiesa.
In Messico sono stati uccisi un sacerdote e due seminaristi: mentre si dirigevano ad una riunione di pastorale vocazionale, il loro veicolo è stato raggiunto da un altro, sono stati fatti scendere e colpiti a morte con armi da fuoco. L’Arcivescovo di Acapulco ha segnalato che in quella regione del Paese prevale la logica di risolvere tutto con la pistola, la logica del regolamento di conti, dello spargimento di sangue, mentre le forze armate non riescono a tenere sotto controllo il narcotraffico e la violenza.
Particolare commozione ha suscitato anche la morte violenta a Cuba di due sacerdoti spagnoli: don Eduardo de la Fuente Serrano, morto in seguito ad un accoltellamento subito in una strada alla periferia della capitale, e don Mariano Arroyo Merino, ucciso nella sua parrocchia. Il suo corpo era ammanettato, imbavagliato e parzialmente bruciato.
Due le vittime in El Salvador, un sacerdote e un giovane laico: il corpo senza vita del redentorista salvadoregno p. Leopoldo Cruz è stato ritrovato alcuni giorni dopo la sua scomparsa in un canale di una zona rurale di San Salvador. Il giovane William Quijano, della Comunità di Sant'Egidio, è stato ucciso a colpi d'arma da fuoco da una delle tante gang violente organizzate che assoldano i giovani poveri nelle periferie del Centro America. Da cinque anni William era impegnato nella Scuola della Pace ai bambini poveri del quartiere di Apopa, nei sobborghi della capitale.
L’unica religiosa uccisa nel continente è Suor Marguerite Bartz, delle Suore del Santissimo Sacramento per gli Indiani e i Negri (SBS), uccisa nel suo convento di Saint Berard, nella zona dei Navajo, nel Nuovo Messico (Stati Uniti d’America). La religiosa era conosciuta per essere una donna da sempre appassionata della ricerca della giustizia e della pace. Sempre negli Stati Uniti, don Ed Hinds, parroco della chiesa di San Patrizio a Chatham, nel New Jersey (USA), è stato ritrovato morto nel Rettorato adiacente alla chiesa, coperto da numerosi traumi e ferite provocate da un’arma da taglio.
In Guatemala ha trovato la morte padre Lorenzo Rosebaugh, dei Missionari Oblati di Maria Immacolata (OMI), rimasto ucciso in seguito ad un assalto avvenuto lungo una strada di campagna, mentre con altri sacerdoti si stava recando ad una riunione pastorale. Due uomini armati di fucile e con il viso coperto hanno fermato l’automobile e, dopo aver sottratto ai missionari ciò che possedevano, hanno sparato uccidendo p. Rosebaugh. Infine è stato trovato ucciso in una provincia della parte orientale del Guatemala il sacerdote cappuccino guatemalteco p. Miguel Angel Hernandez, da quattro anni responsabile di una parrocchia di Ocotepeque (Honduras), che era stato rapito alcuni giorni prima.
AFRICA
In Africa hanno perso la vita in modo violento 9 sacerdoti, 1 religiosa ed 1 laico, nella Repubblica Democratica del Congo, in Sudafrica, in Kenya ed in Burundi.
Nella martoriata Repubblica Democratica del Congo, dove la Chiesa e la popolazione locale sono oggetto da lungo tempo di brutalità e continue violazioni dei diritti umani, hanno trovato la morte 2 sacerdoti, 1 religiosa e 1 operatore laico della Caritas. Sia don Jean Gaston Buli che don Daniel Cizimya Nakamaga sono stati uccisi da sconosciuti penetrati durante la notte nella loro abitazione, molto probabilmente per rubare, rispettivamente a Bunia e a Kabare. Suor Denise Kahambo Murahirwa, monaca trappista, è stata uccisa da uomini armati in uniforme che sono entrati nel monastero di “Notre Dame de la Clarté” a Murhesa, 20 chilometri da Bukavu, poi fuggiti senza rubare nulla. Il giovane congolese Ricky Agusa Sukaka, operatore della Caritas, è stato ucciso a Musezero, nel nord Kivu, da due uomini che indossavano uniformi dell’esercito.
Anche in Sudafrica sono stati uccisi 4 sacerdoti. Don Daniel Matsela Mahula, della diocesi di Klerksdorp, è stato ucciso mentre era alla guida della sua auto, da quattro banditi di strada. Don Lionel Sham, 66 anni, parroco di Mohlakeng (arcidiocesi di Johannesburg, Sudafrica), è stato ucciso dopo essere stato rapito dalla sua casa. Il corpo di Padre Ernst Plöchl, della Congregazione dei Missionari di Mariannhill, in Sudafrica da oltre 40 anni, è stato trovato nell’isolata stazione missionaria di Maria Zell. Anche Padre Louis Blondel, dei Missionari d’Africa (Padri Bianchi), è stato ucciso nella notte da alcuni giovani penetrati nell’abitazione dei missionari.
In Kenya sono stati uccisi P. Giuseppe Bertaina, dei Missionari della Consolata, aggredito da alcuni malviventi nell'Istituto di Filosofia dei Missionari della Consolata, a Nairobi, di cui era rettore e amministratore, che lo hanno picchiato, legato e imbavagliato, provocandone la morte per insufficienza respiratoria, e P. Jeremiah Roche, della Società di S. Patrizio per le Missioni Estere, il cui cadavere è stato ritrovato con le mani legate e con ferite di machete alla testa. Un gesto di altruismo è costato la vita a don Révocat Gahimbare, in Burundi: saputo dell’assalto al monastero delle suore “Bene Maria”, si stava recando a portare aiuto alle religiose, ma i banditi gli hanno teso un agguato lungo la strada, uccidendolo.
ASIA
Due i sacerdoti uccisi in Asia nel 2009. In India don James Mukalel è stato trovato morto nei pressi di Mangalore, stato del Karnataka, nell’India meridionale, probabile vittima di violenza anticristiana, dato che in precedenza nell’area si erano verificati alcuni casi di attacchi di integralisti. Nelle Filippine don Cecilio Lucero, difensore dei più deboli e impegnato per la tutela dei diritti umani, è stato ucciso da un gruppo di uomini armati, nella provincia del Nord Samar, a sud della capitale, Manila.

EUROPA
L’unico sacerdote ucciso di cui si ha notizia è don Louis Jousseaume, aggredito e assassinato nella canonica di Egletons, diocesi di Tulle (Francia), dove era parroco. Impegnato anche nel mondo dell’handicap, è stato ucciso proprio da uno di questi emarginati squilibrati di cui si prendeva cura.

(Fonte: http://www.fides.org/)

LETTURA PER GENITORI E FIGLI

Questo è un libro adatto a tutti i bambini...ma vi consiglio di farlo leggere dalle persone adulte !!

Puo' essere letto e riletto in qualsiasi momento...

Buona Lettura

NON IGNORATE IL GRIDO DEI BAMBINI

Un dramma che non si arresta, e che sembra in continua crescita quello dei bambini nel mondo che sono violati, sfruttati come baby-soldati, bambini lavoratori, schiavi sessuali. Oltre un miliardo di bimbi vive in Paesi lacerati da conflitti mondiali, come in Ciad, Somalia, Sudan, Georgia, Haiti, Iraq, Libano, Costa D’avorio, Repubblica Democratica del Congo, Nepal, Myanmar, Uganda. L’infanzia violata, trova facile luogo di crescita nei Paesi dove la povertà e i conflitti interni sono di casa, nondimeno forme di schiavitù a danno dei bambini si alimentano anche nei Paesi ricchi del mondo, e nel modo più squallido quale quello pedopornografico.
Come si può venire a conoscenza di una tale cruenta verità e non reagire, sapere di bambini che vivono in stato di sofferenza, violati nella loro natura infante, nella purezza della loro crescita, sfruttati dalle circostanze profittevoli e prive di scrupoli, come si fa non agire veramente e concretamente per debellare questo fenomeno frutto indegno dell’egoismo dell’uomo avido e pieno della sua cupidigia, cosa fanno i ‘potenti’ che dispongono dei mezzi per fare qualcosa?

Come si può non reagire alla coscienza?
È, pertanto, necessario avere conoscenza in coscienza di alcune realtà che dovrebbero mettere alla prova chi ha potere d’agire, giuridicamente e direttamente, ma che molte volte si distrae di fronte a chi grida giustizia, soprattutto si rende sordo alle grida d’aiuto di bambini che senza volontà alcuna sono privati della loro vita e della loro dignità di esseri umani in crescita.

Come si presenterà questo futuro se continua a essere così ferito, come cresceranno queste creature che molte volte sono vittime di traffici di esseri umani, vittime di denutrizione, di analfabetismo, di reclutamento per essere baby-soldati, costretti a lavorare in età in cui i loro occhi curiosi e gioiosi si ritrovano a essere spenti dalla cupidigia e dalla cattiveria degli adulti che di loro si servono? Chi ritornerà a questi bambini, la gioia di una vita privata della sua natura semplice e pura, smaliziata dalla malizia dell’uomo, chi ritornerà ai loro occhi la serenità che ogni bambino ha diritto e il dovere di ricevere? Saranno forse i molti convegni e le molte discussioni che evidenziano il problema discutendo ma non concretizzando, a far ritornare la luce di speranza a queste creature?

I fatti fanno più delle parole, l’agire fattivo, coerente e contemporaneo, può essere elemento di rinnovata speranza e sollievo gioioso per bambini che perdono anzitempo la spontaneità solare della bellezza della vita.

venerdì 6 luglio 2012

METALLI SPORCHI - L'INFANZIA NEGATA

Nel mondo sono circa un milione i bambini che attualmente lavorano in cave e miniere.

Nonostante gli sforzi che vengono fatti in molti paesi per eliminare questa pratica, i bambini minatori sopravvivono ancora in varie parti del mondo; il lavoro minorile è diffuso soprattutto nelle miniere e nelle cave a cielo aperto di piccole dimensione di continenti quali l'Asia, l'Africa e l'America Latina. Qui i bambini lavorano nell'estrazione e nella trasformazione di metalli e minerali, compresi oro, argento, ferro, stagno, smeraldi, carbone, cromo, marmo e pietra.
Il lavoro in miniere e cave mette a rischio la salute, la sicurezza e il futuro dei bambini.

Nelle cave e nelle miniere dove lavorano bambini, il suolo, l’acqua e l’aria possono essere contaminati da mercurio tossico o da altri metalli pesanti.
Le miniere, mantenute in pessime condizioni rischiano continuamente di crollare. In determinati ambienti rischio delle esplosioni accidentali è costante.
I bambini minatori sono sottoposti a sforzo fisico eccessivo, ciò causa loro stanchezza cronica, nonché danni alla schiena e ai muscoli.
I bambini minatori lavorano molte ore senza le attrezzature e gli indumenti di protezione adeguati e perfino senza alcuna preparazione. Spesso sono esposti a livelli elevati di umidità, temperature estreme, o troppo caldo o troppo freddo, rumore eccessivo e vibrazioni intense provocate dalle macchine utilizzate nel processo estrattivo. Altri rischi comprendono un'esposizione prolungata a gas, fumi e polveri nocivi che provocano difficoltà respiratorie.

“I bambini minatori scavano ed estraggono minerali dalle miniere sotterranee; si tuffano nei fiumi e nei tunnel allagati; trasportano pietre e carbone sulle proprie spalle o con carriole nelle miniere di superficie. Spaccano pietre in pezzi più piccoli e, nel caso delle miniere d’oro, spesso frantumano la roccia e la mischiano al mercurio per estrarre l’oro. Nelle cave, i bambini scavano nella sabbia, nella roccia e nella terra, frantumano rocce più grandi per ottenere la ghiaia che viene utilizzata per la costruzione di strade e di edifici e trascinano pesanti materiali.
I bambini spaccano massi sotto il sole per ottenere ghiaia. I bambini usano il tossico mercurio per estrarre oro dalla roccia con le nude mani”.

(Fonte: http://doc.studenti.it/)

I PRODOTTI DEI PICCOLI

Forse non tutti lo sanno, ma la maggior parte di quello che abbiamo proviene dallo sfruttamento minorile...quindi ogni volta che si fa un acquisto di qualsiasi tipo meglio essere informato altrimenti si è complici di queste porcherie...

I bambini di qualsiasi paese siano, di qualsiasi religione, colore della pelle e tutto quello che volete aggiungere...VI RAMMENDO CHE  SONO BAMBINI E BISOGNA FARLI CRESCERE NELLA LORO ADOLESCENZA....NON TOGLIAMO IL BELLO DI VIVERE, RIDERE E GIOCARE!!http://www.youtube.com/watch?v=hSK-1PF5F-4

MINIERE, CAVE, VETRERIE E FORNACI

Scenari ottocenteschi se ci si affaccia ai bordi di una miniera d'oro peruviana, dove il 20% dei lavoratori ha fra gli 11 e i 18 anni e le condizioni sono durissime. O se si accompagna un piccolo carbonaio brasiliano in mezzo alla fuliggine. O uno spaccapietre, sovente schiavo per debiti, di dieci anni nella cava di Faridabad, India,che rischia di diventare cieco per la polvere e il riverbero. O se si osservano le mani da vecchio di un piccolo fabbricante di mattoni a Bogotà. O se si cerca di respirare nei 50 gradi di una vetreria indonesiana dove i bambini lavorano ai forni senza protezione.

PROSTITUZIONE

Bambini e bambine avviati alla prostituzione per soddisfare gli appetiti sessuali di ricchi turisti e uomini d'affari. 500.000 bambini e bambine prostituti in Brasile (secondo il Ministero degli Affari sociali), 300.000 in Thailandia, 100.000 nelle Filippine, 300.000 in India, 50.000 in Vietnam, 40.000 in Pakistan.

Tè E BANANE PER CONSUMATORI MOLTO LONTANI

Quanti ragazzi muoiono ogni anno manipolando pesticidi nelle piantagioni? è raro che la notizia di ragazzini morti intossicati tra le banane - ad esempio - del Centro America, arrivi fino a noi.
In Bangladesh, Nepal e India invece sono le piantagioni di tè a incorporare lavoro infantile in quantità (in Assam il 70% della manodopera). Orari enormi, paghe minime. Ciò consente i profitti altissimi delle multinazionali del tè e delle loro associate locali. Se solo fossero disposte a rinunciare a una piccola parte dei loro profitti, esse potrebbero aumentare le paghe dei lavoratori senza perdere di competitività e in un colpo solo si eliminerebbe il lavoro minorile, la denutrizione e l'analfabetismo.

CONCIATI PER LE FESTE

Cairo e dintorni. Nelle concerie lavora una parte dell'1,4 milioni di piccoli egiziani fra i 6 e i 14 anni. Le condizioni di lavoro sono le stesse da sempre: ma si sono aggiunti molti prodotti chimici e i bambini continuano a lavorare a mani e piedi nudi. In India, Brasile o nel Sud-Est asiatico lo spettacolo è più o meno lo stesso.

ABITI, SETA E SCARPE PER CONSUMATORI LONTANI

Sono i prodotti di bassa tecnologia e largo consumo quelli con la cui produzione per l'esportazione paesi come Thailandia, Cina, Indonesia e India stanno tentando la scalata dello sviluppo industriale. Di mezzo ci sono le multinazionali che in genere appaltano il lavoro a ditte locali, le quali a loro volta lo subappaltano a ditte più piccole. In questo "giro" si annida il lavoro dei bambini, difficilissimo da scovare. In Indonesia il lavoro minorile è legalizzato (ma solo per 4 ore al giorno) e le piccole tute blu dell'industria manifatturiera sono almeno 300.000. Per salari bassissimi bambini e bambine lavoratori di 10-12 anni, assunti al posto dei genitori, vivono lontano dalle famiglie. Nel 1991 è stata denunciata la presenza di piccoli al lavoro anche nelle fabbriche che producono costose scarpe per la famosa multinazionale Nike, che fa i propri bilanci lesinando la lira ai lavoratori e spendendo miliardi in pubblicità. Un'altra marca famosa, la Adidas, ha trasferito la produzione in Asia, chiudendo tutti gli stabilimenti europei.

L'INCUBO DEI GIOCATTOLI

Sull'etichetta ci sarà pure scritto Mattel o Chicco; ma ormai l'80% dei giocattoli di tutto il mondo sono fatti in Cina (dove lo stesso Ministero del lavoro si è detto preoccupato per la situazione dei bambini), Thailandia e Indonesia. Bambini che per 12 ore si trovano a contatto con plastica infiammabile, in ambienti surriscaldati, con poco cibo e dormendo in capannoni-ghetto.
Nel 1993 due fabbriche di giocattoli, in Thailandia e Cina, hanno preso fuoco. Centinaia le vittime, fra cui molte ragazzine. Una delle due fabbriche produceva per la Chicco. Contro i giocattoli indiani è in corso la Toycott Campaign (toy = giocattolo).

TAPPETI PER L'ELEGANZA DI CASE MOLTO LONTANE

Un milione di bambini tessono tappeti su decine di migliaia di telai sparsi fra il Pakistan, l'India e il Nepal. Antiche ditte di esportazione si rivolgono a intermediari locali che a loro volta girano l'ordine ai proprietari di telai. Questi poi affidano il compito a tessitori che producono con l'aiuto di alcuni salariati. Molti gli intermediari, e tutti vogliono guadagnarci. Rifacendosi sui dipendenti finali, che spesso sono bambini: preferiti non solo per via delle piccole dita molto adatte al lavoro, ma anche perché gli adulti non sono disposti a farsi sfruttare proprio fino all'osso.
I bambini non hanno scelta. Prelevati da lontani villaggi con l'inganno di buone prospettive e con la corresponsione di un anticipo agli ignari e poverissimi genitori, vengono imprigionati in stanzette anguste, con poca luce, a rovinarsi ossa e vista dietro un telaio fabbricando nodi su fili ben tesi, dormendo poi nello stesso locale in mezzo alla polvere, nutriti male. Quando si tagliano la ferita viene bruciata con un fiammifero per non sporcare i tappeti di sangue.

DOMESTICI DELLE FAMIGLIE RICCHE

Non li vede nessuno ma sono a milioni i piccoli domestici, dai 6 anni in poi, molto spesso pagati solo con il cibo - poco e diverso da quello dei padroni - e maltrattati. Ad esempio sono 100.000 i bambini resteaveck (resta con) haitiani, che le famiglie rurali povere affidano ai cittadini.
A volte questi piccoli servitori vengono portati all'estero dai padroni. Questo fenomeno è stato rilevato nel 1994 dall'associazione Anti-Slavery International che ha denunciato famiglie di diplomatici di stanza in Svizzera e Francia.

SCHIAVI PER DEBITI

In India, Pakistan, Brasile, Perù, Haiti una famiglia povera che si indebita rischia forte: prende un prestito da un usuraio e si ritrova a lavorare finché non ha ripagato il debito. Ma gli interessi sono troppo alti e la condizione di schiavitù si tramanda di padre in figlio, in agricoltura, nelle cave, nelle fornaci o nelle miniere, sui tappeti, nelle vetrerie o nelle fabbriche di fiammiferi. Il tutto a dispetto dei divieti previsti dalla legge. In Pakistan si stima che siano 8 milioni i bambini in schiavitù, su 20 milioni di adulti.

FRA RIFIUTI E TRAFFICO

80 milioni di bambini lavorano per strada, anche se i più hanno una "casa". Alla periferia di Manila sono in 12.000 a scalare la montagna "fumante" (di rifiuti) per selezionare il minimo residuo utile. Lo stesso avviene nelle vie e nelle discariche di tutte le città del Terzo mondo. Un lavoro ad estremo rischio sanitario che attira il disprezzo su chi lo svolge. Altri fanno i giornalai, i lavavetri o i lustrascarpe. Altri ancora, in Asia, fanno gli asini: trasportano esseri umani e merci sul risciò, sfruttati dal proprietario del medesimo.
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